Formazione "il FIGLIO dell'UOMO" ARGOMENTO dalla STAMPA QUOTIDIANA

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il FIGLIO dell'UOMO

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dal 28 Marzo al 4 Aprile 2010

9a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

L'ARGOMENTO DI OGGI

Aderite all"

ORDINE LAICO dei " CAVALIERI del FIGLIO dell'UOMO" per VIVERE il VANGELO, Diventate CAVALIERI del FIGLIO dell'UOMO vivendo la Vostra VITA in FAMIGLIA e sul LAVORO secondo VIA, VERITA' VITA

dai GIORNALI di OGGI

Quattro nuove scosse a poche ore dall'apertura del vertice del G8

Fiaccolata a tre mesi dal sisma. Duemila in piazza: "Vogliamo verità e giustizia"

L'Aquila, lo sciame sismico non dà tregua

Cittadini in piazza: "No alle parate"

2009-07-06

Ingegneria Impianti Industriali

Elettrici Antinvendio

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

 

L'ARGOMENTO DI OGGI

 

Il mio Pensiero:

Non esiste alcun motivo valido per aver spostato il G8 dalla Sardegna all'Aquila.

Come per la Crisi Economica, il Presidente del Consiglio pensa solamente all'immagine invece che alla sostanza:

- La crisi secondo il Presidente non va enfatizzata, ma basta l'ottimismo a risolvere i problemi, basta la fiducia ( in cosa non si sa, visto che chi perde il lavoro non ha da campare, e chi è in cassa integrazione non può immaginare di riuscire ad arrivare indenne a metà 2010, quando forse inizierà la ripresa che sicuramente non riguarderà la maggioranza, ma solo una piccola parte, per gli altri si dovrà andare molto oltre il 2011)

Fra l'altro invece si è poi pensato all'immagine ed alla fiducia, sperperando in maniera indegna fondi per l'Alitalia, per l'eliminazione completa dell'ICI, per non accorpare le Elezioni Europee con i Referendum, per trasferire il G8 a l'Aquila, per finanziare le Ronde invece che la Polizia di Stato, e programmando altre spese sciagurate come gli investimenti di lungo periodo per il Ponte di Messina ed il Ritorno al Nucleare, invece che puntare sugli investimenti per far ripartire immediatamente l'economia, quelli sulla Ricerca e l'Innovazione, Energie Alternative non solo Fotovoltaico ma anche dall'Idrogeno, dalle Maree, Eolico Condominiale ed individuale, Utilizzo dell'Acqua Piovana e di scarico pulita, e Recupero Energetico della medesima Acqua Piovana e di scarico Condominiali e Fogne, Raccolta differenziata e Recupero Energetico, Depurazione e riuso delle Acque Depurate, i collegamenti veloci nord-sud ed interregionali, le metropolitane regionali, l'accelerazione per l'Expo del 2015, ecc. Oltre che ammodernare i depuratori, adeguare tutti gli edifici pubblici e scuole, far partire un piano serio per il controllo sismico delle strutture ed edifici e adeguamento ai reali valori sismici territoriali, procedere al riassetto del territorio.

Tutto ciò da rilanciare con debito pubblico finanziato da emissioni di bot a tasso attualmente basso, con la riforma della gestione degli appalti controllati singolarmete on-line, e che devono essere completati in tempi strettissimi.

In tutto ciò va perseguito l'obbiettivo dell'abbattimento dei costi, degli sperperi, l'eliminazione delle tangenti, del pizzo, dell'usura delle banche, il pagamento degli stati di avanzamento dei lavori pubblici e dei debiti nei confronti degli appalti completati e collaudati correttamente, il finanziamento controllato delle imprese sane o da risanare.

In tutto ciò andava perseguito l'obbiettivo dell'inserimento delle forze vitali degli immigrati per abbassare il costo del lavoro senza pregiudicarne la correttezza e sicurezza, lo smantellamento del lavoro nero, dell'evasione fiscale, il rilancio della scuola con una riforma seria che non penalizzi gli studenti ritardando ulteriormente il loro inserimento nel mondo del lavoro, e contemporaneamente ne favorisca l'inserimento stabile, questo si fattore di fuducia capace di trainare lo sviluppo economico, facendo ripartire la formazione delle famiglie e la nascita dei figli.

L'inserimento degli immigrati dovrebbe inoltre garantire nel tempo il loro rientro nei paesi di origine in virtù di scambi commerciali legati anche agli investimenti italiani in quei paesi, collegati al back-ground professionale acquisito dagli immigrati.

Non ultimo bisogna pensare ad una politica seria per contrastare i paradisi fiscali arrivando a ritorsioni alla pari di quelle che si vogliono imporre alla Corea ed Iran, consci che sono molto più pericolosi i movimenti finanziari speculativi e le frodi fiscali, come ben dimostra la Crisi economica che stiamo vivendo e per la quale stiamo elargendo ingentissime risorse alla speculazione e risollevando banche compromesse, che non contrastare le illusioni belligeristiche della Corea del Nord che è nell'era preistorica del Nucleare, ed ancora peggio dell'Iran.

Questi sono i problemi seri del Pese e del Mondo, e non far passeggiare le star del G8 all'Aquila.

Gli argomenti seri sono quelli posti dal Presidente Barack Obama, l'arresto della corsa missilistica nucleare degli USA e Russia, i problemi dei paradisi fiscali, i problemi delle energie alternative, ecc.

Ultima considerazione, è stato previsto un piano alternativo con evacuazione nel caso di scossa tellurica a l'Aquila superiore a magnitudo 4 .

Ma a che serve tutto cìò, forse per regalare del brivido ai partecipanti?

Non era meglio invitarli nella Bella Sardegna, come si era pensato prima, e ancora meglio se già all'inizio si fosse pensato direttamente alla Roma dei Cesari ?

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

CORRIERE della SERA

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http://www.corriere.it

2009-07-06

alle 3.32, ora esatta del sisma, sono state commemorate le 307 vittime

L'Aquila trema, quattro nuove scosse

Fiaccolata nella notte: "verità e giustizia"

Tre scosse nella notte, l'ultima alle 9.02. Quattromila persone in corteo, fiori davanti alla Casa dello studente

Piano alternativo a L'Aquila: in caso di terremoto tutti a Roma (6 luglio 2009)

*

G8 a L'Aquila, scatta la zona rossa (5 luglio 2009)

L'AQUILA - Continuano le scosse a L'Aquila a due giorni dall'inizio del G8. Tre nella notte tra domenica e lunedì: la prima alle 4.10 con magnitudo 2.1, la seconda con la stessa magnitudo dopo pochi minuti, alle 4.22. L'epicentro per entrambe è stato localizzato tra Barete, Pizzoli e Scoppito, in provincia dell'Aquila. La terza, alle 5.34, di magnitudo 2.6, nella Valle dell'Aterno: epicentro tra Barisciano, Fossa, Ocre, Villa Sant’Angelo e Poggio Picenze. Una nuova scossa è stata poi avvertita in mattinata, alle 9.02. La magnitudo è stata di 3.0, con epicentro tra Barete, Cagnano Amiterno, Capitignano, Pizzoli e Scoppito. Non ci sono stati danni.

FIACCOLATA: "VERITÀ E GIUSTIZIA" - Nella notte, a L'Aquila, 4mila persone guidate dal sindaco Massimo Cialente hanno partecipato a una fiaccolata per avere "verità e giustizia", a tre mesi esatti dal sisma. 307 morti, 1.500 feriti, 140 edifici sequestrati, più di cento interrogatori: sono i numeri del terremoto del 6 aprile che una quindicina di comitati spontanei di cittadini (tra cui il 3 e 32, Epicentro Solidale, Ara e Colta) hanno ricordato durante il lungo e pacifico corteo, ricordando le vittime e chiedendo che la magistratura faccia il suo corso e individui le responsabilità. La fiaccolata è partita poco dopo mezzanotte dalla Fontana Luminosa e, scortata da un nutrito numero di forze dell'ordine, ha raggiunto via Stinella e la Villa comunale. Una delegazione di familiari delle vittime, accompagnata dai vigili del fuoco, ha deposto un mazzo di fiori davanti alla Casa dello studente di via XX Settembre - simbolo, insieme ad Onna, di questo terremoto - dove sono morti 8 universitari. La commemorazione delle vittime è avvenuta alle 3.32, l'ora esatta del sisma, in piazza Duomo. "Vogliamo giustizia e verità, non chiediamo altro - hanno detto i cittadini -. Rimarremo sempre uniti fino a quando non sarà tutto chiarito".

CASA DELLO STUDENTE - Diversi striscioni chiedevano giustizia per le giovani vittime nel crollo della Casa dello studente. In uno si ricordano i giovani che hanno perso la vita: "Dopo il dolore, la rabbia e la necessità di verità e giustizia per Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Esposito, Hussein Hamade (Michelone) e Luca Lunari. Assassinati alla Casa dello studente il 6 aprile 2009". E ancora: "È la San Giuliano d'Abruzzo. La Casa dello studente trasformatasi in una bara di cemento è un capitolo a parte della tragedia aquilana. Il primo di cento punti interrogativi sulla qualità edilizia della città moderna. Sospetti atroci, che a lungo impegneranno la giustizia e che già pesano sulla coscienza di classi dirigenti e forze imprenditoriali. Verrà, poi, anche un tempo per chiedersi quanto L'Aquila sia stata ingrata con i suoi studenti. Dirci tutto è la prima pietra di una lunga ricostruzione". "Non ci può essere ricostruzione - spiega il capo delegazione dei genitori - se prima non c’è giustizia su quello che è successo tre mesi fa quando sono morte persone per incuria e per negligenza. Chi ha sbagliato deve pagare".

"CORTEO PACIFICO, IL G8 NON C'ENTRA" - "Siamo in tanti, le torce non sono bastate, la partecipazione è andata oltre le più rosee previsioni - spiega Marco Sebastiani del comitato 3 e 32 -. È un corteo silenzioso e ordinato e siamo soddisfatti di questo, perché la manifestazione di questa notte ha il significato della commemorazione delle vittime del terremoto e della richiesta di giustizia. Non c'entra niente il G8. Se i no global ci sono, sfilano con noi silenziosamente e correttamente". In un primo momento le forze dell'ordine avevano impedito l'ingresso nel centro storico (aperto dalle 11 alle 22). Il corteo dunque è arrivato alla Villa comunale dove, contrariamente a quanto annunciato, è stato autorizzato l'accesso al centro. Una delegazione di famigliari delle vittime ha quindi potuto raggiungere la Casa dello studente. I cittadini hanno potuto raggiungere piazza Duomo attraverso il primo tratto di centro riaperto nelle scorse settimane: la Protezione civile e i vigili del fuoco hanno fatto entrare gruppi di 200 persone per volta. In piazza Duomo è avvenuta la commemorazione delle vittime, alle 3.32.

06 luglio 2009

 

 

NELLA CAPITALE INCONTRO TRA Il PRESIDENTI hU jINTAO E BERLUSCONI

G8, piano alternativo a L'Aquila

in caso di terremoto, tutti a Roma

Pronto il trasferimento del summit nella Capitale

se le scosse sismiche mettessero a rischio la sicurezza

Il presidente cinese Hu Jintao a Roma con il ministro Alfano (Ansa)

Il presidente cinese Hu Jintao a Roma con il ministro Alfano (Ansa)

Mentre il presidente del Consiglio Silvio Berluscono si appresta a ricevere il primo ospite del G8, il presidente della Repubblica Popolare cinese Hu Jintao, il governo rende noto il suo piano alternativo per il summit, nel caso nuove forti scosse di terremoto rendessero necessario trasferire il vertice.

Potrebbe essere l' Istituto superiore di polizia in via Piero della Francesca, a Roma, la sede alternativa per lo svolgimento del summit dei grandi della Terra, nel caso in cui L'Aquila fosse di nuovo tormentata da eventi tellurici di rilievo. L'ipotesi della scuola dell'istituto superiore di polizia, sottolineano fonti governative, sarebbe già contemplata nel piano predisposto in caso di evacuazione. Lo spostamento della riunione degli otto grandi avverrebbe solo in caso di una forte scossa a vertice in corso.

Un tiratore scelto appostato sui tetti (Ansa)

Un tiratore scelto appostato sui tetti (Ansa)

CAPITALE BLINDATA - Intanto la Capitale si blinda: da lunedì mattina è in corso l'attuazione del piano di sicurezza che prevede misure simili a quelle adottate per il G8 di Genova. Saldati i tombini nelle vie dei percorsi previsti per i cortei delle delegazioni; sigillati i cestini dell'immondizia in piazza Venezie, via del Corso, piazza Barberini e altre zone sensibili. E sui tetti della città si moltiplicano gli appostamenti di tiratori scelti.

Carabiniere sommozzatore nel Tevere (Ansa)

Carabiniere sommozzatore nel Tevere (Ansa)

CONTROLLI SUL TEVERE - Grande apparato anti-terrorismo anche lungo il fiume della Capitale, pattugliato da squadre speciali. Nelle acque del Tevere sarebbero in programma controlli dei sommozzatori dei carabinieri.

06 luglio 2009

 

 

 

Predisposto il piano di evacuazione in caso di terremoto

G8 a l'Aquila, scatta la zona rossa

Controlli e limitazioni nel raggio di tre chilometri attorno alla caserma della Guardia di Finanza

La caserma della Guardia di finanza di Coppito (Ansa)

La caserma della Guardia di finanza di Coppito (Ansa)

L'AQUILA - Scatta la "zona rossa": fino alla mezzanotte dell'11 luglio è "off limits" la caserma della Guardia di Finanza, sede del G8 (e l'area circostante, per un raggio di almeno tre chilometri intorno alla struttura). È possibile circolare soltanto se si è muniti di uno speciale pass. Anche i residenti sono sottoposti a norme di controllo e sicurezza e possono viaggiare soltanto se hanno un permesso e possibilmente a piedi.

ULTIMI CONTROLLI - Quelli che devono muoversi per lavoro, o semplicemente perché risiedono in quella zona, dovranno farlo a bordo di speciali navette messe a disposizione dalla Protezione civile. Di fatto, insomma, sono cominciate le prove generali sulla sicurezza del G8, in attesa che lunedì il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all'Aquila per la 17/ma volta dal terremoto del 6 aprile, controlli che sia stato realizzato tutto secondo le disposizioni e dia l'ok definitivo in vista del summit.

IN CASO DI TERREMOTO - Tra le preoccupazioni c'è anche quella di una possibile scossa durante il summit (a L'Aquila la terra continua a tremare). Qualora si verifichi un sisma di magnitudo 4-4.5, si darà il via all'evacuazione degli edifici dove si terrà il G8. Il vertice verrebbe trasferito a Roma, all'Istituto Superiore di Polizia. In vista di questa eventualità, la scorsa settimana - secondo quanto si apprende - si è svolta un' esercitazione fra i soggetti interessati; fra queste le forze dell'ordine, la protezione civile, la Croce Rossa Italiana, nonché alcune delegazioni. Questo a grandi linee il piano previsto. Se si verifica una scossa di terremoto importante, a partire dai 4-4.5 magnitudo - sempre secondo quanto è stato possibile apprendere - scatterà il piano evacuazione: le delegazioni saranno ospitate, in un primo momento, in tende appositamente predisposte. A questo punto entreranno in funzione i tecnici dei Vigili del Fuoco che accerteranno l'agibilità della struttura e daranno l'autorizzazione, o meno, a rientrare. Anche in caso di rientro autorizzato, ogni delegazione liberamente - sempre secondo quanto si apprende - potrà decidere o meno se tornare al lavoro. Se dovesse decidere per il no, con una scorta sarà accompagnata all'aeroporto di Preturo per il rientro a casa. Gli esperti ritengono che la caserma che ospiterà i Grandi, costruita con criteri antisismici, è a prova di scosse, è forte e reggerà "sicuramente" anche ad un terremoto molto forte, almeno quanto quello del 6 aprile. Tuttavia, nel caso puramente teorico che i tecnici dei Vigili del fuoco non dovessero dare l'ok, il G8 all'Aquila sarà finito e i lavori dovranno essere spostati altrove. Secondo quanto si apprende da fonte attendibile, infatti, "non esiste nel capoluogo abruzzese una struttura provvisoria ed alternativa da utilizzare in risposta ad un terremoto molto grave".

 

05 luglio 2009(ultima modifica: 06 luglio 2009)

REPUBBLICA

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http://www.repubblica.it/

2009-07-06

Dal Times al Telegraph: tutte le incognite del vertice dell'Aquila

e sui temi del summit: "Italia fanalino di coda negli aiuti all'Africa"

Il "malditesta" del G8

"Incubo logistico"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

Il "malditesta" del G8 "Incubo logistico"

La vignetta pubblicata ieri dal Sunday Times: 'Il summit di Berlusconi'

LONDRA - "Pressioni" per spingere Berlusconi a fare di più per i paesi poveri del Terzo Mondo e mantenere al G8 dei prossimi giorni gli impegni presi dall"Italia. "Preoccupazione" per un summit a rischio terremoto o che comunque fa venire "il mal di testa" a tutti dal punto di vista logistico. Nessuna reazione, invece, da parte dei giornali del gruppo Murdoch alle accuse di "morbosa attenzione" o addirittura di complotto rivolte da Palazzo Chigi all'indomani di un articolo del Sunday Times che dava per imminente la pubblicazione di nuove immagini "imbarazzanti" sui party nella villa del premier italiano in Sardegna. Se la "sorpresa" preventivata dal Times arriverà effettivamente "subito prima" dell"inizio del vertice, come sosteneva l'articolo citando "fonti bene informate", il giorno di una possibile pubblicazione è probabilmente domani o mercoledì.

Nell'attesa che qualche "pubblicazione europea", secondo quanto scritto dal giornale domenicale britannico, scopra le carte che ha in mano, se ne ha, oggi l'attenzione della stampa del Regno Unito e di altri paesi si sposta dagli scandali della vita privata del presidente del Consiglio alla presentazione del G8 e dei problemi che esso pone. Il Daily Telegraph esamina quelli logistici, notando che il governo italiano ha approntato piani di emergenza per spostare rapidamente la sede del summit dall'Aquila a Roma, probabilmente all'interno del ministero degli Esteri, se un altro terremoto colpisse l'Abruzzo nelle prossime ore. Il piano è pronto, scrive il quotidiano, ma se venisse attuato potrebbe diventare "un incubo" per le delegazioni dei paesi paretecipanti, che sono in tutto quasi quaranta. Alla luce dei rischi di nuove scosse e delle difficoltà che esistono sul territorio, afferma il giornale, la decisione di trasferire il summit dalla sede prevista originalmente, in Sardegna, si sta rivelando "un mal di testa" per tutti.

"Ci sono piani alternativi in caso di emergenza, ma per ragioni di sicurezza non possiamo rivelarne i dettagli", dice al Telegraph una fonte del governo italiano. "I leader verrebbero trasportati a Roma in elicottero", conferma allo stesso quotidiano una fonte dell'ambasciata britannica nella capitale italiana. Presidenti e primi ministri, insieme alle first-lady, verrebbero alloggiati probabilmente nelle rispettive ambasciate, scrive il giornale.

Il Times dedica invece un articolo alle pressioni poste da Bob Gelfod, il cantante diventato portavoce del movimento per gli aiuti all"Africa, e dal Vaticano, affinché l'Italia tenga fede agli impegni presi al precedente G8 in materia di assistenza ai paesi in via di sviluppo. Negli aiuti all"Africa, l'Italia è "il fanalino di coda del G8", osserva il Times, mettendo a rischio l'intera iniziativa del Gruppo degli Otto. Il quotidiano ricorda anche la lettera aperta inviata a Berlusconi e agli altri leader del G8 da papa Benedetto XVI, esortandoli a fare di più per "difendere i poveri".

Sul caso Berlusconi, inoltre, si tiene oggi pomeriggio a Londra (ore 18,30 locali) un seminario presso la London School of Economics sul tema delle minacce alla libertà di stampa in Italia e in altri paesi europei, con la partecipazione di John Kampfner, ex-direttore dello New Statesman, storico settimanale della sinistra laburista, e di Conchita Sannino, la giornalista di "Repubblica" che scoprì la presenza di Berlusconi alla festa dei 18 anni di Noemi Letizia, lo scoop che ha dato il via allo scandalo.

(6 luglio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Quattro nuove scosse a poche ore dall'apertura del vertice del G8

Fiaccolata a tre mesi dal sisma. Duemila in piazza: "Vogliamo verità e giustizia"

L'Aquila, lo sciame sismico non dà tregua

Cittadini in piazza: "No alle parate"

L'Aquila, lo sciame sismico non dà tregua Cittadini in piazza: "No alle parate"

La fiaccolata all'Aquila

L'AQUILA - Non dà tregua lo sciame sismico in Abruzzo a poche ore dall'apertura del G8 dell'Aquila. Questa mattina alle 9.02 una nuova scossa di magnitudo 3.0 è stata avvertita dalla popolazione. Le zone prossime all'epicentro, secondo i dati forniti dall'Ingv, sono state Barete, Cagnano Amiterno, Capitgnano, Pizzoli e Scoppito.

Lo sciame sismico aveva fatto registrare altre tre scosse nella notte: una alle 4.10 e un'altra alle 4.22, entrambe nell'aquilano e con magnitudo 2.1. Alle 6.34, infine, un altro evento sismico con magnitudo 2.6 si era verificato nella Valle dell'Aterno.

Magnitudo basse ma che continuano a tenere in apprensione gli uomini che hanno la responsabilità del vertice internazionale per il quale è pronto un trasferimento a Roma con evacuazione degli 8 Grandi in caso di sisma di magnitudo superiore ai 4 gradi.

Intanto nella notte c'è stata la prima manifestazione dei comitati aquilani. Una fiaccolata, a tre mesi dal devastante terremoto, alla quale hanno partecipato oltre 2000 persone ha voluto ricordare le vittime e chiedere "verità e giustizia senza marchi né divise".

''Ribadiamo che la fiaccolata è un'occasione in cui la comunità tutta è coinvolta per ricordare le vittime - hanno spiegato i rappresentanti del Comitato 3.32 - per chiedere verità per tutto quello che è accaduto e giustizia per coloro che sono responsabili di mancanze o speculazioni. Sentiamo l'urgenza di riappropriarci del nostro lutto e vogliamo farlo in maniera collettiva per ricostruire insieme il senso e il futuro delle nostre comunità, messi in crisi dalla violenza del sisma, prima, e dall'arroganza del potere, poi. Memoria, verità e giustizia in un stile sobrio, il più possibile lontano dal clamore degli spettacoli di piazza e in aperta opposizione alle parate di regime".

(6 luglio 2009)

 

 

 

Africa e Iran, clima e crisi economica. Ecco di cosa si discuterà

al G8 dell'Aquila. E quali risposte il mondo si aspetta

Sul tavolo dei Grandi

Le risposte che cerca il G8

Sul tavolo dei Grandi Le risposte che cerca il G8

VENTINOVE capi di Stato, 40 delegazioni, uno spiegamento di forze senza precedenti. Da mercoledì i "Grandi del mondo" sono riuniti all'Aquila. "Sarà il G8 delle regole" ha detto il premier Silvio Berlusconi, spiegando che "si preparerà un codice per il mondo della finanza". Al centro del vertice anche clima, Africa, crisi iraniana, sicurezza alimentare e liberalizzazione del commercio mondiale.

Ma l'attesa per l'appuntamento riguarda anche due elementi fortemente simbolici. Il debutto sulla scena del presidente americano Barack Obama ma anche la scelta del luogo: l'Abruzzo, colpito da un terremoto che a distanza di tre mesi fa ancora paura.

Ecco i temi e le soluzioni che il mondo si aspetta dall'appuntamento dell'Aquila secondo gli interventi di Federico Rampini (La crisi), Maurizio Ricci (Il clima), Guido Rampoldi (L'Iran), Vittorio Zucconi (Gli Stati Uniti), Lucio Caracciolo (L'Africa), Massimo Giannini (L'Italia).

(6 luglio 2009)

 

 

 

 

LA CRISI

Non siamo ancora fuori dalla recessione

l'economia ha bisogno di riforme

di FEDERICO RAMPINI

Non siamo ancora fuori dalla recessione l'economia ha bisogno di riforme

NON SIAMO ancora usciti dalla recessione, non bisogna abbassare la guardia contro i pericoli di una prolungata crisi sociale con ulteriori emorragie di posti di lavoro. È il messaggio che deve uscire chiaro e forte dal G8: l'indicazione che governi e banche centrali hanno ancora tanto lavoro da fare per costruire le basi di una ripresa sana. Cominciando con un impegno comune, dettagliato e credibile, per invertire le misure protezionistiche che si sono introdotte surrettiziamente in quasi tutte le manovre di spesa pubblica, dall'America alla Cina. Ed è questo summit la sede per passare ai fatti nella definizione delle nuove regole per la finanza globale.

Criteri di prudenzialità nei bilanci bancari, coordinamento delle vigilanze, creazione di un'autentica authority sovranazionale, limiti alle gratifiche dei banchieri e dei trader, sistemi di sanzioni più efficaci, inclusione dei derivati nel perimetro delle attività soggette al controllo delle banche centrali: l'elenco delle grandi riforme di sistema è noto, ci lavorano da anni i governatori.

Di recente però si è percepito un affievolimento della tensione. È bastata una schiarita sui mercati finanziari, per fiaccare la voglia di riforme strutturali. Eppure le cause del collasso finanziario 2007 - 2008 sono ancora lì, pronte a colpire. Sarà imperdonabile se dall'Aquila non uscisse un segnale forte di disciplina dei mercati. Solo per salvare le banche, dall'inizio di questa crisi i governi del G8 hanno mobilitato insieme fondi pubblici equivalenti a 47 volte il piano Marshall per la ricostruzione dell'Europa dopo la guerra: sono risorse sottratte ad altri interventi anticiclici come gli ammortizzatori sociali e gli investimenti in infrastrutture. È tempo di presentare il conto ai padroni della finanza, e di metterli in condizione di non nuocere. Altrimenti una ricaduta nei peggiori eccessi speculativi è possibile, anzi probabile.

(6 luglio 2009)

 

 

IL CLIMA

Tutti divisi sulla lotta all'inquinamento

ma l'intesa sull'ambiente resta un miraggio

di MAURIZIO RICCI

Tutti divisi sulla lotta all'inquinamento ma l'intesa sull'ambiente resta un miraggio

È L'ULTIMO G8 prima della conferenza di dicembre a Copenhagen, che dovrebbe disegnare il trattato che prenderà il posto di quello di Kyoto, per combattere l'effetto serra dopo il 2012. È anche il primo senza George Bush e con Obama, che ci arriva dopo un primo sì del Congresso all'impegno Usa contro le emissioni di CO2 e che appare deciso a giocarsi, sul pacchetto clima, una buona fetta del proprio prestigio. Sarà Obama (e non Berlusconi) a presiedere, infatti, fra mercoledì e giovedì le riunioni, via via allargate ad un numero maggiore di paesi, fino a rappresentare l'80 per cento delle emissioni mondiali, che si occuperanno dell'effetto serra. Ma arrivare ad un documento comune sarà difficile.

Qualche pessimista evoca anche il rischio che non ci si arrivi affatto e che Obama debba rassegnarsi ad un semplice riassunto, in prima persona, delle posizioni emerse nella discussione. Sarebbe uno smacco per il presidente Usa e un'ombra scura sulla via per Copenhagen. Tanto più che la bozza di documento sul clima, di cui si sta freneticamente discutendo in questi giorni, viene già definita deludente. Si ribadisce la promessa di dimezzare le emissioni mondiali di CO2 entro il lontano 2050, ma, anziché impegnarsi a limitare il riscaldamento globale sotto i 2 gradi, la bozza riconosce soltanto che restare sotto i due gradi è una preoccupazione del mondo scientifico.

Una prima linea di divisione corre fra i paesi ricchi. Secondo l'Onu, le emissioni andrebbero ridotto del 25-40 per cento, rispetto al 1990, entro il 2020. La Ue si è impegnata ad una riduzione del 20 per cento. Ma Usa e Giappone non vanno al di là, rispettivamente, del 4 e dell'8 per cento. Una seconda divisione è fra paesi ricchi ed emergenti, restii ad assumere impegni vincolanti. L'India ha già fatto sapere che non accetterà tetti alle sue emissioni. Infine, i soldi per aiutare i paesi poveri a muoversi verso tecnologie "pulite". Gordon Brown vorrebbe un fondo di 60 miliardi di dollari per gli incentivi. Ma su come spartire l'onere (in base alle emissioni del passato? Secondo la ricchezza attuale?) l'accordo, per ora, non c'è.

(6 luglio 2009)

 

 

 

L'IRAN

Quelle sanzioni annunciate contro il regime

che non aiutano il negoziato con Teheran

di GUIDO RAMPOLDI

Quelle sanzioni annunciate contro il regime che non aiutano il negoziato con Teheran

COME AIUTARE l'opposizione iraniana senza offrire alla Guida suprema il pretesto per spacciare la protesta di Teheran per un prodotto dei servizi segreti occidentali? E come influire sulle dinamiche interne al regime senza scivolare dentro l'accettazione del fatto compiuto, in questo caso un risultato elettorale assai manipolato?

Chiamato a risolvere questo rompicapo, il G8, aveva pronosticato Berlusconi, avrebbe deciso nuove sanzioni contro l'Iran. Pareva una previsione ovvia: ogni qualvolta gli occidentali non sanno come affrontare i colpi di testa di un dispotismo, ma allo stesso tempo vogliono dare un'impressione di intransigenza, scelgono la strada delle sanzioni. In realtà era la previsione sbagliata: quelle nuove sanzioni, ha corretto la Farnesina, non sono nell'orizzonte dei cosiddetti Grandi. Si potrebbe aggiungere: meglio così.

L'embargo è uno strumento di efficacia assai dubbia. Trattandosi di una punizione collettiva, in genere crea nella popolazione un comprensibile risentimento non tanto verso chi ha attirato quel castigo, il regime, quanto verso chi lo pratica, in questo caso l'Occidente.

Ma aver tolto le sanzioni dall'agenda del vertice non aiuta il G8 a formulare una proposta. La Farnesina aveva chiamato gli europei ad esprimere un posizione comune, ma francesi e tedeschi sono tiepidi. Mosca tergiversa. Gli americani alzano la voce ma non vogliono compromettere le possibilità del Grand Bargain, un negoziato globale con Teheran.

Il rischio è che tutto questo produca un atteggiamento dilatorio nascosto dietro ammonimenti tanto solenni quanto vaghi. Applicata alla Nord Corea, la stessa formula finora non ha sortito alcun effetto, come confermano i missili lanciati di recente. A L'Aquila si parlerà, infine, di Afghanistan. Da anni convinta che per risolvere la crisi si debbano coinvolgere le potenze regionali, la diplomazia italiana aveva invitato al G8 gli iraniani, ma la loro assenza non induce a confidare in novità rilevanti.

(6 luglio 2009)

 

 

 

 

GLI STATI UNITI

La prima volta del presidente nero

nel "teatrino" dei grandi del mondo

di VITTORIO ZUCCONI

La prima volta del presidente nero nel "teatrino" dei grandi del mondo

ANCHE SE ormai è stato visto sui principali palcoscenici internazionali, e transiterà nella caserma di Coppito dopo l'incontro più importante del suo viaggio, quello a Mosca con Putin, diretto poi al delicatissimo appuntamento con Benedetto XVI, per Barack Obama anche il G8 dell'Aquila rappresenta un altro esordio, dunque un altro esame.

Nei primi mesi di presidenza, i test non finiscono mai per il nuovo signore della Casa Bianca ed è facile dimenticare che Obama è alla guida degli Stati Uniti da meno di sei mesi, come se il suo predecessore, che pure aveva recitato in ben 8 di questi vertici, non fosse mai esistito.

Per il "leader del mondo libero", come lo definiva la retorica della Guerra Fredda e come è ancora vero, gli appuntamenti annuali dei cosiddetti "8 Grandi" rappresentano sempre più un rischio che un'opportunità, essendo gli esiti sempre scontati e spesso vacui. Ma da lui in particolare, ci si attende sempre qualcosa in più. Da chi molto ha promesso, molto è preteso.

Da Obama, a differenza degli altri sette leader alle prese con problemi nazionali e difficoltà personali, si vorrebbe qualcosa più della malinconica "foto di famiglia", dei risultati sonanti senza effetti o del mazzolino di buone parole che offrirà all'ospite italiano e agli altri convitati.

Con lo spostamento della guerra dal fronte iracheno a quello afghano, la storica sfida interna sulla sanità per tutti gli americani, l'ambiguità della Russia davanti al dramma dell'Iran ("l'amico" Putin è stato purtroppo uno dei pochissimi capi di stato a inviare congratulazioni ufficiali ad Ahmadinejad) e le sabbie mobili di questa recessione globale dalla quale sembra di uscire un giorno soltanto per affondarvi il giorno dopo, al grande esordiente sul teatrino del G8 si chiede l'impresa ciclopica di mettere qualche granello di sostanza nel luccichìo delle immagini vuote. E di riuscire a non rendere questo G8 dimenticabile, appena si spengono le luci delle telecamere.

(6 luglio 2009)

 

 

 

 

L'ITALIA

La diplomazia delle "pacche sulle spalle"

all'esame dei veri potenti della Terra

di MASSIMO GIANNINI

La diplomazia delle "pacche sulle spalle" all'esame dei veri potenti della Terra

UN PAESE a due facce. L'inferno di Viareggio e il purgatorio dell'Aquila. Una miscela di lassismo e di velleitarismo. Questa è l'Italia che ospita il G8. Come in certi kolossal cinematografici (perché di questo, essenzialmente, si tratterà) c'è la convinzione diffusa che il vertice tra i grandi del pianeta per noi sarà un successo. Comunque vada. Il problema è tutto in quel "comunque". E non è davvero un problema da poco.

Sulla politica estera, l'Italia arriva all'appuntamento con un profilo sbiadito e contraddittorio. Siamo i "migliori amici" dell'America di Obama: forniamo volentieri altre truppe in Afghanistan e accogliamo ancora più volentieri qualche prigioniero di Guantanamo. Ma siamo anche i "migliori avvocati" della Russia di Putin: facciamo volentieri qualche affare sul metano e offriamo ancora più volentieri generose sponde sulla Cecenia. Nel frattempo, la diplomazia delle pacche sulle spalle genera gaffes a profusione. Dall'appoggio incondizionato agli "omicidi mirati" del governo israeliano di Netanyahu all'annuncio avventato di sanzioni al regime iraniano di Ahmadinejad.

Sulla politica economica, l'Italia si presenta con un carnet confuso e insufficiente. Siamo il paese che vedrà il peggior crollo del Pil nell'Eurozona, meno 5 per cento, e che vedrà esplodere il suo debito ben oltre il 120 per cento del prodotto lordo. Al tempo stesso, siamo il paese che ha fatto meno per combattere la crisi mondiale, con una manovra che vale lo 0,5 per cento della ricchezza nazionale.

Sulle politiche sociali, l'Italia si presenta come il più ideologizzato e insubordinato dei partner internazionali. Siamo il paese d'Europa che sul clima ha fatto la peggiore delle battaglie di retroguardia, e che sull'immigrazione, tra respingimenti e penalizzazioni, ha incassato il biasimo unanime della Ue e dell'Onu.

Se questo è il quadro d'insieme, il tentativo italiano di prendere per mano gli otto giganti del mondo, senza fare i conti con la Cina e l'India nel G20, appare quasi patetico. In realtà sarebbe drammatico, se fossimo davvero una grande nazione. Ma mai come in questo caso ci salva la nostra solita, benedetta protettrice: Santa Irrilevanza.

(6 luglio 2009) Tutti gli articoli di esteri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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2009-07-06

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-07-06

L'Aquila si prepara al G-8

Da oggi zona rossa off-limits

5 luglio 2009

All'Aquila ancora scosse "ma il vertice non è a rischio"

Bunker ed evacuazione in elicottero: ecco i "piani B" per l'Aquila

Continuano i preparativi per il G8, che si terrà dall'8 al 10 luglio all'interno della "cittadella" di Coppito, alle porte dell'Aquila: così è detto il complesso di edifici sede della Scuola sottufficiali della Guardia di Finanza, sede del summit.

Da oggi e fino alla mezzanotte dell'11 luglio è off limits la zona rossa della cittadella, cioè gli edifici della Scuola e alcuni chilometri attorno ad essi: sarà possibile circolare solo con un pass speciale. Anche i residenti saranno sottoposti a norme di controllo sulla sicurezza e potranno spostarsi solo se muniti di un permesso. L'arrivo di tutte le delegazioni è concentrato tra il 7 e l'8 , su tutti vigileranno i caccia e gli aerei-spia dell'aeronautica militare. Alla tre giorni dell'Aquila prenderanno parte complessivamente, a vario titolo, i leader di 29 Paesi e i rappresentanti di 11 organizzazioni internazionali. In totale 40 delegazioni, con un migliaio di persone al seguito solo tra quelle alloggiate a Coppitto. È prevista anche la presenza di 4mila tra giornalisti fotografi e cameramen. Domani il premier Silvio Berlusconi arriverà all'Aquila per l'ultimo sopralluogo.

Intanto, si preparano le contestazioni al summit. La "Rete NoG8" ha spostato su Roma il suo baricento e ha previsto una settimana di proteste nella capitale.

Centri sociali, movimenti di lotta per la casa, blocchi di precari e associazioni di migranti hanno annunciato tra l'altro iniziative di "blocco della circolazione e della mobilità" a Roma e una manifestazione in piazza Barberini per martedì prossimo, oltre ad altre iniziative durante tutta la settimana. La serie di proteste comincerà ufficialmente dopodomani, ma già domani sono previste agitazioni studentesche all'Università di Roma Tre e altre proteste dell'Onda nei giorni successivi.

Oggi intanto più di seimila persone hanno partecipato alla manifestazione "Le Dolomiti abbracciano l'Africa", gigantesco girotondo attorno alle Tre Cime di Lavaredo, organizzato da varie associazioni non profit con lo scopo di inviare ai capi di governo del G8 un messaggio per l'Africa. All'evento hanno partecipato anche molti turisti presenti nella zona dolomitica.

Domani e martedì è previsto invece il J8, o Junior 8 Summit il meeting parallelo al G8 promosso dall'Unicef, in programma a Roma fino al 12 luglio. Durante il vertice, 56 giovani di età compresa tra i 14 e i 17 anni, provenienti dai Paesi del G8 oltre che da Brasile, Cina, Egitto, India, Messico e Sud Africa avranno l'occasione di partecipare ad eventi istituzionali, incontri e conferenze stampa. E affronteranno i temi relativi a cambiamenti climatici, crisi finanziaria, sviluppo in Africa e loro impatto sulle vite dei bambini e dei giovani. Una delegazione di 14 ragazzi incontrerà il prossimo 9 luglio i leader del G8 all'Aquila.

5 luglio 2009

 

 

 

All'Aquila le scosse continuano,

"ma la sede del G-8 non è a rischio"

di Piero Fornara

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4 luglio 2009

La terra trema ancora nell'aquilano e nel reatino, dopo la scossa di magnitudo 4,1 di venerdì. Pronto un piano per evacuare in elicottero i leader dalla caserma di Coppito

A pochi giorni dall'apertura del G-8 nella caserma della Guardia di Finanza a Coppito, la terra continua a tremare nell'aquilano e nel reatino. Due scosse sono state registrate nella notte tra venerdì e sabato tra la provincia di Rieti e l'Aquila dagli strumenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La più forte, con magnitudo 3.2, è avvenuta alle ore 1,12, con epicentro Fossa, L'Aquila, Lucoli e Ocre, mentre poco prima una scossa più leggera aveva interessato i Comuni di Amatrice e Cittareale, nella provincia di Rieti e Montereale e Campostosto nell'Aquilano. Due nuove scosse sono state registrate nella mattinata e verso mezzogiorno di sabato, rispettivamente di magnitudo 2.9 e 2.4.

 

Venerdì poco dopo le 13 era stata avvertita molto distintamente all'Aquila una forte scossa, che l'Istituto nazionale di geofisica ha catalogato di magnitudo di 4.1. L'epicentro è stato localizzto nella zona tra Collebrincioni e Arischia, a una una profondità di 8,8 chilometri. Non passa quindi la paura tra gli sfollati dell'Aquila e della provincia di Teramo.

Nessun danno ma la gente è scesa di nuovo nelle strade spaventata; non ha invece sorpreso i sismologi, che da tempo avevano avvertito che lo sciame sismico cominciato con il terremoto del 6 aprile scorso sarebbe andato avanti ancora per mesi. Gli esperti non hanno dubbi, infatti, che la scossa sia un nuovo episodio dello sciame sismico che si è attivato nelle ultime settimane nella zona dei Monti Reatini, al confine fra Abruzzo, Lazio e Umbria, con almeno un centinaio di scosse. Impossibile, secondo gli esperti, prevedere se, quando e dove potranno avvenire altri picchi, ma non è affatto da escludere che possano avvenire. Ogni terremoto violento, infatti, provoca un forte disequilibrio nell'area in cui avviene e determina una situazione nella quale alcune faglie possono arrivare più facilmente alla rottura. Di conseguenza, è possibile che nella zona della faglia che si è aperta il 6 aprile possano essersi attivate altre faglie, piccole o grandi.

Proprio la scossa del 6 aprile, secondo la protezione civile, "è stata un formidabile banco di prova" per tutto il complesso delle Fiamme Gialle di Coppito. Nelle ore successive al terremoto esperti hanno ispezionato accuratamente i diversi corpi di fabbrica degli edifici per valutare danni e sicurezza e si sono riscontrate lesioni "generalmente lievi e unicamente relative a elementi non strutturali (intonaci, tamponature e tramezzature)". Dunque, la progettazione della struttura "risulta improntata alla massima sicurezza". Siccome però non si possono escludere scosse anche forti durante il vertice, che potrebbero produrre danni oppure solamente panico, è stato quindi messo a punto un piano per evacuare rapidamente i leader mondiali facendoli salire sugli elicotteri; nel compound delle Fiamme Gialle sono infatti in funzione due eliporti. Più lo scalo di Preturo, distante meno di un chilometro. A seconda dell'intensità delle scosse - sono stati gli americani a insistere su questo punto - scatteranno differenti modalità di evacuazione della struttura. Il resto delle delegazioni lascerà la caserma e si dirigerà verso la via di scorrimento più veloce, che è l'autostrada.

Dalle cancellerie si nutre fiducia nell'organizzazione del vertice. Un portavoce del Governo tedesco, dopo la forte scossa di venerdì, ha spiegato che la Germania "confida nell'abilità e nelle competenze della presidenza italiana del G-8. L'Italia ha organizzato questo evento e noi siamo certi che si svolgerà in tutta sicurezza". Il Cremlino ha fatto sapere di non aver valutato finora i piani di evacuazione, mentre un funzionario del ministero degli Esteri del Giappone ha scelto di "non esprimere commenti su eventi che non sappiamo se si verificheranno".

4 luglio 2009

 

 

 

 

Bunker ed evacuazione in elicottero:

ecco i "piani B" per l'Aquila

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4 luglio 2009

"Dai nostri archivi"

A chi parla la voce di Teheran

Gheddafi: Usa come Bin Laden.Scontri e proteste alla Sapienza

La Russa, altri 440 militari in Afghanistan in vista delle elezioni

Hamas: "Da Obama un linguaggio nuovo"

Trentuno anni fa la strage di via Fani

In caso di un terremoto di ampie dimensioni, i leader mondiali verrebbero trasferiti in elicottero nella capitale. Un bunker sotterraneo è stato allestito per difendere i big da eventuali attentati terroristici

Le scosse di terremoto che negli ultimi giorni hanno colpito l'Aquila, dove si svolgerà dall'8 al 10 di luglio la riunione del G8, destano qualche preoccupazione nelle autorità italiane. In caso di terremoti con notevole capacità distruttiva, già sono stati approntati piani di emergenza.

Secondo quanto riferito da alcune agenzie di stampa, Governo, Protezione civile e forze di sicurezza hanno organizzato piani alternativi in caso di imprevisti. A partire dalla possibilità di spostare il vertice a Roma, nella sede del ministero degli Esteri, dopo un repentino trasferimento dei leader mondiali in elicottero. Il piano di evacuazione si attiverebbe in pochissimi minuti: i velivoli messi a disposizione dalle Forze Armate non decollerebbero soltanto dall'Aeroporto di Preturo, ma anche dallo stesso piazzale interno al complesso della Guardia di Finanza che ospita il vertice, dove sono stati allestiti due eliporti. Lo spostamento in aereo, precisano le fonti, spetterebbe solo ai capi di Stato e di Governo, mentre per il trasferimento delle delegazioni verrebbe usata l'autostrada.

L'organizzazione del vertice ha anche pensato alla sicurezza dei leader mondiali in casi di un eventuale attacco terroristico. Se dovesse scattare la procedura di evacuazione per un ipotetico attentato, una delle ipotesi sarebbe quella di radunare tutti i leader in un bunker sotterraneo di 38 ettari, a diversi metri da terra. Il bunker potrebbe anche essere usato per il pernottamento di alcuni capi di Stato presenti all'Aquila. Il sistema di sicurezza contro eventuali incursioni di manifestanti e no global, invece, sarà garantito oltre che dagli 14.000 uomini schierati anche da una serie di blocchi stradali.

4 luglio 2009

 

 

 

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